La solitudine delle mamme

Dopo la nascita del proprio bambino, spesso insorge nelle mamme un senso di solitudine.

Si cambiano i ruoli, l’attenzione passa costantemente al proprio bambino sia da parte della mamma sia da parte di tutte le persone intorno (familiari, amici) e ci si dimentica della neomamma.

La mamma potrebbe sentirsi invisibile: passa dall’essere al centro dell’attenzione durante la gravidanza a una totale attenzione solo verso il bambino dopo il parto. 

Spesso ci si dimentica che nel momento in cui nasce un bambino nasce anche una mamma, che ha dei bisogni esattamente come il piccolo appena nato. 

Inoltre, la mamma perde la sua quotidianità che viene totalmente stravolta, mentre la quotidianità delle persone intorno a lei resta la stessa.

In più spesso si sente dire che è a casa a far niente. Il lavoro della mamma è faticoso e non è idoneo ad essere svolto da una sola persona.

Vediamo nel dettaglio perché emerge e come affrontare il senso di solitudine.

Ascoltarsi

Quando si diventa mamma, una delle fatiche riguarda la capacità di mantenere uno sguardo su di sé.

Intorno ci sono mille bisogni e mille richieste: nostro figlio che richiede presenza, gli amici che vogliono vederci e parlarci, i parenti che vogliono esserci ed essere partecipi. 

Spesso il vortice di necessità che sentiamo fuori di noi ci porta a perdere di vista proprio noi stessi e a non ascoltarci rispetto a quello che potrebbero essere anche i nostri bisogni.

Tutto questo si tramuta in una grande solitudine in cui non ci sentiamo capite, viste, ci sentiamo incomprese e giudicate. 

La donna diventata mamma continua ad esistere anche dopo la nascita del proprio figlio e continuare ad avere uno sguardo anche su di sé non è egoistico ma è necessario per il benessere della relazione mamma-bambino.

Oltre a rappresentare una cura verso di sé, si trasmette al proprio figlio l’importanza di ascoltare e accogliere anche i propri bisogni insieme a quelli dell’altro. 

Riappropriarsi del ruolo di donna

Un altro aspetto importante è rappresentato dalla possibilità di ritagliarsi spazi di vita propri sulla base del proprio bisogno.

Spesso la nascita di nostro figlio canalizza tutte le nostre energie, pensieri, risorse al punto da arrivare a perdere di vista ciò che sentiamo e che vorremmo per noi stesse.

Sentire il proprio bisogno può scatenare il senso di colpa: se non seguo il mito della mamma che si sacrifica tutto il tempo e che si annulla per il proprio bambino allora vuol dire che non sono una brava mamma che sa occuparsi del proprio bambino. 

È importante potersi autorizzare ad ascoltare il proprio bisogno svincolandoci dai segnali e dalle aspettative che rimanda la società.

Le wonder woman non esistono!

Esiste una donna che si sta approcciando ad essere mamma e che sta imparando cosa vuol dire. Che sta inserendo un nuovo ruolo nella sua vita e nelle relazioni intorno, attraverso la conoscenza e costruzione di una relazione nuova con il proprio bambino.

I bisogni della mamma ci sono e ci devono essere. 

Un primo passo per superare la solitudine è circondarsi di persone che si sentono attente, accoglienti e comprensive rispetto a questo momento che si sta vivendo.

Come affrontare la solitudine?

La condivisione dei propri stati emotivi è un punto di partenza davvero importante.

Spesso ci si aspetta che l’altro comprenda ciò di cui abbiamo bisogno tramite il nostro tono o lo sguardo o leggendoci nella mente.

Ma ciascuno di noi legge le situazioni di vita che gli accadono in un modo proprio che dipende dalla sua storia e dal suo vissuto.

In comunicazione assertiva si cerca di comunicare all’altro i propri bisogni e le proprie necessità rispettando le opinioni dell’altro.

Iniziare una condivisione partendo dal “io ho bisogno”, “io sento” faciliterà la comunicazione rispetto al “tu non ci sei mai”, “tu non mi capisci”.

Quest’ultima modalità di comunicazione porterà la conversazione su un piano agonistico-aggressivo stimolando nell’altro un bisogno di difendersi o di contro-attaccare, con un’enorme difficoltà a comprendere il reale bisogno di base che ha stimolato la conversazione.

Se riconosciamo il nostro bisogno e proviamo ad esprimerlo all’altro partendo da quello che abbiamo identificato, difficilmente l’altro potrà non capire.

Magari dovremo trovare dei compromessi o capire come poter rispondere a quella necessità compatibilmente con i bisogni dell’altro, ma ci spostiamo su una comunicazione cooperativa volta a trovare una soluzione rispetto a un obiettivo comune.

Il silenzio è deleterio. Infatti, nel silenzio tutto viene amplificato.

Per affrontare la solitudine è necessario iniziare a condividere ed esplicitare il più possibile le emozioni (sia belle sia brutte) con il proprio compagno, con la propria mamma, amiche, altre mamme, compagne di corsi preparto.

Questa prospettiva ci porta a cambiare il nostro ruolo nelle relazioni.

Ci porta ad essere attivi nell’espressione del bisogno.

In psicoterapia è possibile approfondire i propri temi individuali che creano la difficoltà al cambiamento e trovare un proprio modo di esprimere e condividere attraverso un ruolo diverso nelle relazioni.